LE SIRENE DI DIPLOMATICO E DEL COLLETTIVO NINCO NANCO

“Il pianto delle sirene” è il titolo dell’album di Diplomatico e il Collettivo Ninco Nanco, un ensemble musicale costituitosi a Venezia nel 2018 con l’intento di produrre e promuovere brani propri; il Diplomatico, Francesco, cantautire di origini tarantine, produce i testi che vengono poi musicati dal Collettivo che abbraccia vari generi musicali, dalle arie tipiche del Sud Italia sino al funk e, più in generale, alla world music.

Due sono i dischi all’attivo prima de “Il pianto delle sirene”: “Ho visto il mondo” del 2019 e “Troppe parole” del 2022; molte le esibizioni live del gruppo, tra le quali anche la condivisione del palco con artisti come Max Gazzè, Willy Peyote, 99 Posse ed altri. Ma veniamo al nuovo album che, lo confesso, dal titolo mi aveva lasciato immaginare scenari quasi del tutto diversi rispetto a quelli che ho poi ascoltato, brano dopo brano, nelle nove tracce che caratterizzano il progetto. Un lavoro scaturito da un periodo di grandi incertezze ed altrettanti interrogativi, uno di quei periodi in cui ti domandi se ciò che stai facendo è veramente ciò che desideri e dove tutto questo ti può concretamente portare. Ne sono venute fuori queste nove canzoni che conferiscono all’intero lavoro un profilo interessante, che non suscita quasi mai particolari entusiasmi in chi ascolta, ma che rivela i dettagli di un lavoro pensato, fatto di contenuti anche sofferti, talvolta tradotti in brani apparentemente leggeri, ma mai banali. Personalmente i brani che preferisco sono, su tutti, “Via Elisabetta”, poi “Wapò”, “Nettuno”, “Whisky” e “Messico”; si tratta di canzoni che lasciano trasparire testi molto ben strutturati, arrangiamenti sicuramente migliorabili ed una grande spontaneità che è poi l’ingrediente più importante quando si preferisce anteporre il sentimento alla tecnica pura. Beninteso, coloro che accompagnano questi brani non sono certo degli sprovveduti, ma talvolta viene a mancare quella pienezza musicale che ho trovato, per esempio, in “Ulisse” e “Corine”, anche se alla fine questi due brani mi hanno “detto” qualcosa in meno rispetto a quelli che ho già citato. In questo disco il taglio cantautorale incontra musicalità talvolta imprevedibili (la ragione per la quale, nelle frasi introduttive, ho scritto che il titolo di questo progetto mi aveva insinuato un’idea diversa rispetto a quanto ho poi ascoltato). E’ un album che richiede un ascolto attento e, possibilmente, anche ripetuto, per scoprire meglio dei contenuti, soprattutto testuali, non così comuni in quello che viene definito “cantautorato” in questi ultimissimi anni.

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