LE DIECI TRACCE DEL PROGETTO DI MISGA

E’ in circuitazione l’album “Sos Try Till Satisfaction” del cantautore pugliese Misga, dieci tracce non sempre convincenti, certamente frutto di una ricerca che vorrebbe spaziare tra svariati generi e facendolo, alla fine, non riesce ad offrire un prodotto definito o definibile.

Ma andiamo con ordine nell’ascolto dei brani, primo dei quali è quello che dà il titolo all’intero progetto: la sensazione è quella di una ricercatezza un po’ forzata nelle terminologie dei testi, una sorta di dichiarazione di intenti che ci ricorda, seppure vagamente, il Battiato sperimentale dei primi anni di carriera. “Scontrare la morale” è anche in questo caso un testo un po’ complesso, collocato però su di una linea melodica piuttosto semplice, soprattutto nel ritornello, prima che nelle battute finali tutto si faccia più confuso. “Vedere” è meno fruibile, il brano gira intorno ad un concetto che non trova sviluppo se non nella coerenza musicale, soprattutto del ritornello.  “Sulle punte”, interpretata con il rapper Norian Dox è, appunto, il tributo che ormai molti artisti sentono di dover pagare al rap quando varcano la porta di uno studio o salgono su di un palcoscenico; questa volta va detto però che il brano non è male e le due voci si coniugano bene. “Timidezze e sbagli” è un brano che ha un taglio più decisamente cantautorale anche nel modo in cui viene affrontato un testo che si fa finalmente narrante; buoni anche gli arrangiamenti. Ed arriviamo a “Tira le somme”, una canzone che è abbastanza interessante musicalmente, meno come linea melodica e come  potenzialità di ascolto. Poco o nulla da dire su “Ridi indiano”, brano transitorio, se vogliamo così definire il pezzo meno riuscito dell’intero progetto ed anche “Basta poco per essere felici” non è gran cosa, se non per il ritornello che da solo però non riesce a fare decollare la canzone. Interessante e con una sua vivacità “Despedida de soltero”, un buon giro di note, un ritornello facile ed un finale che ci ricorda il topo del famoso cartoon Speedy Gonzales. E arriviamo al capolinea con la canzone più bella, “Più il tempo passa”, motivetto che scorre liscio senza inciampi, interpretato con giusta agilità e ben arrangiato. Ci può certamente stare una sufficienza per questo lavoro, sia pure molto tirata, per alcune felici intuizioni nelle quali ci si imbatte qua e là; migliorabili gli arrangiamenti e forse anche la voce di Misga, a tratti appannata e apparentemente incerta. Se non per un paio di canzoni, questo album però difficilmente induce al riascolto e questo è il metro che ne tratteggia gli aspetti meno convincenti.

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