E’ davvero un bel lavoro questo “Art cafè” di Lorenzo Dipas. Una sorta di squarcio di luce mentre sto ascoltando brani tutti uguali, voci strascicate, ancora qualche residuo di rap, improbabili canzoni sperimentali. Ed ecco, finalmente, un cantautore che ha qualcosa da dire. Dipas, all’anagrafe si chiama Lorenzo Di Pasquale, è origigario di Teramo, ma vive da anni a L’Aquila, laureato in ingegneria. Esordisce discograficamente nel 2019 con “Gli Ultimi”, avvia diverse collaborazioni con artisti romani finchè decide di dare una svolta al proprio percorso musicale, assume l’attuale nome d’arte e tra il 2024 e quest’anno escono svariati singoli spesso raffigurati anche con fumetti che egli stesso disegna, come ha disegnato la copertina del suo album, creando anche con questa un impatto che suscita immediata curiosità.
Ma veniamo all’album, caratterizzato da undice tracce, due delle quali però sono brevissimi interludi. Dipas con le sue canzoni dà vita e colore ad un mondo, il suo mondo, fatto del solito bar, della luna che di sera si affaccia sui tetti, di gatti e personaggi insoliti ma in fondo così pieni di quotidianità. E’ un cantautore che riesce a raccogliere come pochi la difficile eredità di un mondo cantautorale che ha fatto la storia della canzone italiana. I suoi brani sono sostanzialmente semplici, ma non banali, anche e soprattutto perchè la sua abilità nella composizione dei testi li trasforma in piacevolissimi quadri che sanno di vita e talvolta anche di affanni, senza però mai concedere nulla al lamento. Altri invece sono divertenti, ironici, piacevolmente cantabili, magari dopo qualche sorso di buon vino in più. Non sto dicendo che si tratta di una raccolta di capolavori, anzi, un paio di cedimenti li ravviso in “Bambole”, ma soprattutto nel brano finale, “Blue ice”, il che è un peccato poichè un così bel percorso avrebbe meritato una chiusura migliore. “Marciapiedi” è a mio avviso il brano più riuscito perchè alterna in rapida sequenza una serie di immagini che quasi si sovrappongono e dipingono momenti di vita in un luogo tutto sommato ristretto; molto piacevoli sono poi “Art cafè” che dà il titolo all’intero progetto; ed anche “Il barman”, “La notte” che forse più di altri mette in risalto la voce di Dipas, il testo ed un arrangiamento assolutamente ben strutturato; carinissima “I gatti”, canzoncina molto fruibile e “L’attore” che ha una buonissima linea melodica; poi di “Palle” mi piace soprattutto il brio che il pianoforte riesce a conferire ad un brano per altro non straordinario. “Art cafè” però è uno di quegli album che ti fa attendere con interesse il brano successivo, certo come sei che ci troverai soggetti nuovi, situazioni diverse, un vissuto sempre da scoprire. E’ un bel lavoro che forse non fa sobbalzare dalla sedia, ma che quando suona l’ultima nota riascolteresti volentieri. E questa è la migliore dimostrazione di un progetto ben realizzato.